ALLEANZA COOPERATIVE ITALIANE AL VINITALY: COMUNICATI STAMPA

Vitivinicolo
20 aprile 2018

 

MEDIOBANCA, VINO DALLE COOPERATIVE OLTRE 1/3 DELL' EXPORT ITALIANO. E' RECORD CON 1,9 MLD EURO (+5,6%)

 

Roma, 13 aprile 2018 - Nel 2017 l'export delle cantine cooperative ha toccato la cifra record di 1,9 miliardi di euro (+ 5,6%), una quota pari al 32% del valore complessivo delle esportazioni italiane di vino, che si attestano in valore a 5,9 miliardi di euro (Istat). Se si restringe l'analisi alle prime 25 cantine cooperative per fatturato, emerge che esse realizzano da sole un quinto (21%) di tutte le vendite di vino italiano all'estero. Sono questi i dati emersi da un'indagine interna dell'Alleanza Cooperative Agroalimentari sugli ultimi fatturati delle 480 cantine socie realizzata in occasione di Vinitaly 2018.

"La grande crescita dell'export cooperativo - spiega il presidente dell'Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri -conferma l'assoluta posizione di leadership delle nostre associate nella produzione e commercializzazione di vino e avvalora la bontà dei notevoli investimenti realizzati negli ultimi anni dalle cantine proprio per presidiare tutti i principali mercati esteri. Non e' un caso che sono proprio le cantine cooperative a trainare la crescita delle esportazioni. Secondo quanto rilevato dal Rapporto 2017 dell'Osservatorio della cooperazione agricola italiana, l'export delle prime 25 cantine cooperative ha avuto nell'ultimo anno una crescita del +8,8%, un tasso che e' quasi il triplo rispetto a quello registrato nello stesso periodo a livello nazionale (+3,2%)".

All'Alleanza aderiscono 480 cantine cooperative, per 141.000 soci produttori e oltre 9mila addetti, per una produzione pari al 58% della produzione vinicola media del Paese e un giro d'affari di 4,5 miliardi di euro, pari al 44% del totale del fatturato vino nazionale.

Nella classifica delle prime società vinicole per fatturato pubblicata nell'Indagine Vino 2018 dell'Area studi Mediobanca compaiono anche quest'anno 8 cantine cooperative tutte con fatturati superiori a 100 milioni di euro: Cantine Riunite &CIV, Caviro, Mezzacorona, Cavit, Soave, Gruppo Cevico, Collis Veneto Wine Group e La Marca.

(fonte: Osservatorio della cooperazione agricola italiana, Rapporto 2017)

 

 

VINITALY,  ALLEANZA COOPERATIVE, IL VINO PRENDE LA STRADA DELL'ORIENTE: CRESCITA A DUE CIFRE IN RUSSIA, GIAPPONE E CINA

 

Verona, 15 aprile 2018 - Per i vini italiani le esportazioni si spingono sempre più verso l'Oriente con una crescita a due cifre e buone prospettive di ulteriore espansione a cominciare dalla Russia, dove il nostro export ha registrato un +43% in volume, passando dai 77 milioni di euro di fatturato del 2016 ai 111 del 2017. Stabili, invece, mercati come il Regno Unito, la Germania e gli stessi Stati Uniti. È quanto emerge da una analisi dell'Alleanza cooperative agroalimentari sugli ultimi dati rilevati da Ismea.

"Guardando la mappa degli scambi mondiali - commenta Ruenza Santandrea, Coordinatrice Vino Alleanza Cooperative Agroalimentari - spicca il grande ritorno della Russia come paese importatore di vino. Dopo la chiusura dell'embargo russo e la svalutazione del rublo, i russi avevano perso progressivamente potere d'acquisto. Dai dati registrati dall'Istat, così come dagli ottimi riscontri che stanno avendo alcune delle nostre principali cantine, assistiamo ad una ripresa dei consumi di vino nel paese russo, che si accompagnano a previsioni di ulteriore crescita".

Un altro paese interessante, specie per il potenziale trend di crescita nei prossimi anni, e' il Giappone, dove tra le cantine associate all'Alleanza e che sono presenti da anni nel mercato nipponico, c'e' attesa per l'entrata in vigore dell'accordo di libero scambio. Attualmente le esportazioni italiane hanno registrato un discreto aumento, passando da 150 a 162 milioni di euro nel 2017 (+7,9%). Una leggerissima crescita dovuta sostanzialmente al fatto che il paese sta progressivamente uscendo dalla situazione di crisi finanziaria.

L'accordo di libero scambio potrebbe agevolare le esportazioni e dare una spinta alla crescita dei consumi di vino italiano nel paese nipponico. "C'e' tuttavia da sottolineare - spiega la Coordinatrice Santandrea - che la leva dei dazi da sola non sarebbe sufficiente per spalancare tout court le scelte di acquisto dei giapponesi verso i nostri vini. Il prerequisito essenziale per conquistare un cliente giapponese e' quello della qualità assoluta. I giapponesi chiedono prodotti di alta qualità e bisogna essere estremamente organizzati efficienti e rigorosi nei processi di controllo. I dazi possono dare solo un'ulteriore spinta, ma c'e' anche una complessità distributiva che prescinde dalla questione dei dazi".

Scorrendo sempre la classifica dei principali paesi in cui l'Italia esporta i suoi vini, si segnala la crescita a due cifre anche della Cina, che nel confronto 2017/2016 ha registrato un ulteriore 28,7% di incremento in valore e un +25,9% in volumi. "Il consumo medio di vino dei cinesi e' ancora molto basso, pari a 1,1 litro all'anno", spiega l'Alleanza. "Ma i potenziali di crescita sono reali, grazie anche al progressivo abbandono delle campagne e lo spostamento in città della popolazione. Nonostante tutte le aziende che esportano in Cina registrino percentuali di incremento a due cifre per i loro vini, va constatato che i volumi sono ancora contenuti. Il consumatore e' ancora praticamente a digiuno sui vini italiani, non li conosce, anche perche' finora le aziende italiane hanno avuto il limite di puntare sui rispettivi marchi senza presentarsi come sistema puntando sul valore del vino italiano. Non bisogna quindi aspettarsi crescite repentine e imponenti, si andrà avanti a piccoli passi".

"Attenzione a considerare la Cina come il nuovo Eldorado", conclude Santandrea. "C'e' un buon potenziale, ma i risultati in termini di vendite saranno certo non immediati e non eclatanti. Le dinamiche di crescita sono più complesse di quanto si possa credere e l'Italia deve ancora fare tanta strada".

 

 

VINITALY, ALLEANZA COOPERATIVE, CANADA QUINTO MERCATO PER IL NOSTRO EXPORT. 

 

Verona, 17 aprile 2018 - Il Canada si conferma come il quinto mercato di esportazione per il vino italiano, dopo Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Svizzera. Nel 2017, sulla base delle ultime rilevazioni Ismea, le vendite complessive hanno raggiunto i 333 milioni di euro, con una crescita del 9% in volume rispetto al 2016.

Quanto e' destinato a crescere questo mercato alla luce dell'accordo di libero scambio ratificato lo scorso anno tra Canada e Unione Europea? L'Alleanza Cooperative Agroalimentari lo ha chiesto alle principali cantine associate presenti sul mercato canadese. "Dalle analisi dei dati di vendita delle nostre cantine, - spiega Ruenza Santandrea, Coordinatrice Vino dell'Alleanza cooperative Agroalimentari - non emergono ancora, ad oggi, incrementi di export significativi. Ciò e' dovuto al fatto che il Canada e' dominato da due monopoli, il Quebec e l'Ontario, che importano vini e li distribuiscono sul mercato interno. L'abolizione dei dazi, di cui sono i monopoli a beneficiare in maniera diretta, consentirà loro di immettere sul mercato vini a prezzi più bassi, mantenendo intatti i propri margini (il sistema dei monopoli serve infatti al  governo canadese per coprire la spesa sanitaria). Non appena i vini italiani costeranno di meno, potremmo realisticamente avere, come effetto indiretto, un aumento nel medio-lungo periodo della domanda dei consumi da parte dei canadesi".

"In tal senso - conclude Santandrea - sarà fondamentale continuare a lavorare affinche', pur in presenza di un mercato caratterizzato da una parziale chiusura dovuta alla presenza dei monopoli, vengano progressivamente innalzate le quote di importazioni di vino dedicata all'Europa".

 

VINITALY, NEGLI STATI UNITI AVANTI SPEDITI, LA GUERRA DEI DAZI NON OSTACOLA L'EXPORT

 

Roma, 13 aprile 2018 - Nessun segnale di pericolo imminente per le esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti. È quanto emerge da una indagine realizzata in occasione di Vinitaly dall'Alleanza cooperative Agroalimentari tra le proprie associate, che detengono la leadership nelle esportazioni di vino negli Usa: più della metà dei volumi di vino esportati in America e' commercializzato infatti dalle cantine cooperative.

"Pur con tutta la cautela che deve accompagnare previsioni sulle decisioni di un presidente come Donald Trump - commenta Ruenza Santandrea, Coordinatrice Vino Alleanza Cooperative Agroalimentari - riteniamo al momento alquanto remota l'ipotesi che le nuove politiche protezionistiche sbandierate dagli Stati Uniti vadano a colpire proprio i vini italiani ed europei".

"Di norma - commenta la coordinatrice vino dell'Alleanza Cooperative Agroalimentari Ruenza Santandrea -  vengono scelte misure protezionistiche per difendere produzioni locali molto forti dalla concorrenza di merci provenienti da paesi esteri e che entrano con prezzi bassi e competitivi. Non e' certo questo il caso del vino, poiche' le nostre bottiglie vengono commercializzate negli Usa a prezzi mediamente alti e non certo inferiori a quelli californiani".

C'e' anche un'altra riflessione da fare: "Gli americani, che com'e' noto non hanno una produzione interna che garantisca loro autosussistenza, sono grandi importatori di vini italiani con una spiccata preferenza per le etichette di alta gamma. È alquanto difficile immaginare che d'un tratto smettano di aver bisogno di importare".

Non solo luci però nel mercato americano. Qualche criticità dall'indagine interna e' emersa, legata in primo luogo al tasso di cambio sfavorevole, che sta generando qualche perdita anche se lieve di fatturato. Sul mercato americano poi pesano in qualche modo le conseguenze del problema, registratosi due anni fa, nell'assegnazione dei fondi europei dell'Ocm Vino per la promozione nei paesi terzi. Il blocco dei finanziamenti dei progetti presentati dalle aziende italiane, che in buona parte erano destinati proprio ad attività di promozione dirette al paese americano, ha creato una situazione in cui le vendite dei vini italiani sono state assai penalizzate, a tutto vantaggio della Francia.

 

VINITALY, ALLEANZA COOPERATIVE, "VINI GREEN? SOLO SE CERTIFICATI"

 

Verona, 16 aprile 2018 – "Nell'ambito dell'universo dei cosiddetti vini "green", e' la presenza o meno di una certificazione l'elemento a cui a mio avviso va dato più valore. Occorre sempre prestare attenzione se una produzione vitivinicola e' certificata sulla base di parametri e di controlli ben identificati, o se si fonda su impegni volontari e sul rispetto di standard auto-definiti dichiarati singolarmente dai produttori". Lo ha dichiarato Ruenza Santandrea, Coordinatrice Vino Alleanza Cooperative Agroalimentari intervenendo al convegno organizzato questo pomeriggio da Federbio Vini Bio, questione di etichetta. Quali garanzie per un'informazione chiara e trasparente al consumatore.

Tra le produzioni certificate, Santandrea ha elencato in primis quella dei vini biologici che e' "normata da Regolamenti europei e leggi nazionali che impongono alle aziende una certificazione di conformità da parte di un Ente certificatore. Esistono inoltre anche altri standard produttivi accomunati dal fatto che prevedono una certificazione da parte di un Ente terzo, parametrata su uno specifico disciplinare/protocollo di produzione. Si tratta, nella totalità dei casi indicati, di standard ufficialmente riconosciuti e che vanno quindi ritenuti affidabili".

"Senza voler mettere in dubbio la serietà dei produttori che decidono di votarsi ai vari tipi di produzione "green", riteniamo che sia necessario fare chiarezza sulla natura specifica delle varie denominazioni, a tutela degli stessi produttori seri ed impegnati, nonche' ovviamente dei consumatori".




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